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Quando muore un artista, un letterato,
un personaggio famoso, spesso, le abitazioni, in cui
sono vissuti, sono trasformate in musei per conservarvi
i loro patrimoni e per mantenere vivo il ricordo.
Nella gente, perciò, va diffondendosi,
sempre più, interesse per le case-museo disseminate,
in cospicuo numero, su tutto il territorio nazionale
in quanto esse offrono, agli amanti del bello, indimenticabili
visioni d'arte antica, grazie alle preziose raccolte
di ricchi mecenati, alle collezioni rare e agli arredi
sfarzosi di ville e castelli stupendi.
Ai curiosi, invece, consentono di conoscere
gli aspetti della vita passata, attraverso la conservazione
di oggetti d'uso quotidiano.
Esistono anche case-museo che, pur non
essendo famose o importanti come quelle appartenute
a personaggi storici, hanno un fascino particolare da
meritare l'attenzione di coloro che provano piacere
a ricercare ciò che fa parte del sommerso.
È il caso di Toffia, uno dei caratteristici
paesi della Sabina, poco distante da Roma e vicino Rieti,
dove ha sede la Casa-museo Raniero, il cui nome ingiustamente
non è riportato nelle guide turistiche, non essendo
un bel palazzo appartenuto ad un personaggio noto, né
custode di famosi capolavori d'arte.
È una semplice casa di paese che
racconta la storia di una famiglia locale la cui figlia,
Maria Petrucci, ha saputo con grande determinazione
e sacrificio, con tanto entusiasmo e generosità
conservare il patrimonio familiare, anche per dotare
il suo paese di un museo.
Il Museo Raniero, così denominato
in memoria del proprietario della casa, è l'abitazione
paterna della Petrucci, trasformata da lei in un luogo
di storia contadina poiché vi sono conservati
umili e tradizionali oggetti di vita quotidiana, usati
in casa e in campagna dai suoi familiari. Ma, come tutti
i musei, ha pure una bella raccolta di quadri ad olio
e di sculture lignee realizzate dalla stessa Petrucci,
un'artista poliedrica capace di esprimersi anche in
versi e di scrivere romanzi ai quali affida i sogni
e le speranze, le inquietudini e le angosce, i dubbi
e le certezze della sua vita.
Questa donna singolare, nata a Toffia,
ha cercato, giovanissima, d'uscire dall'ambiente angusto
del suo paese per conoscere nuovi orizzonti; facendo
tesoro d'ogni incontro, ha arricchito la sua personalità
con varie esperienze culturali.
Presa coscienza delle proprie potenzialità
interiori, ha iniziato a comporre poesie e a scrivere
romanzi: Corrado e Toffia, Giorgia, Quando c'è
l'amore.
La sua permanenza a Mantova, dove ha conosciuto
e sposato un decoratore, ha favorito molteplici contatti
con l'ambiente artistico locale, che hanno indirizzato
la sua creatività nel campo della pittura e della
scultura lignea, in quanto la Petrucci sentiva l'urgenza
di esternare il suo mondo interiore con altre forme
e mezzi, più confacenti al suo bisogno di dare
corporeità all'estro.
Stendere sulle tele bianche i propri sentimenti
e sensazioni oppure scolpire sull'informe tronco d'ulivo
figure, volti e oggetti, delineantesi man mano che lo
scalpello penetra nella materia, la incide, la scalfisce
e la modella, dà all'autrice emozioni profonde.
I critici Dino Villani e Alda Fazzi hanno
incoraggiato l'attività di questa scultrice che
ha cominciato a far conoscere le sue opere in mostre
personali e collettive in Italia e all'estero, raggiungendo
successo di critica e, soprattutto, di pubblico poiché
l'essenzialità, la semplicità e l'espressività,
che caratterizzano i suoi lavori, sanno suscitare interesse
immediato.
Quest'artista autodidatta esprime quel
che sente con spontaneità e linearità,
rifuggendo da artifici e sovrastrutture, perché
è genuina, passionale, comunicativa sia quando
parla o scrive, sia quando dipinge o scolpisce.
Dopo anni d'intenso lavoro e di alterne
vicende familiari, è tornata al suo paese nativo
per ritrovare serenità, amicizia e calore umano,
vivendo e lavorando nella sua casa paterna dove ogni
cosa, mobili, quadri, sculture, oggetti di vita quotidiana
suscitano misteriose seduzioni ed affascinanti percezioni,
rendendo sempre vivi i ricordi che arricchiscono la
vita e fanno sentire giovane l'anima.
Tutte le cose che riempiono la casa appartengono
al mio mondo - afferma l'autrice - e i miei lavori sono
nati non per motivi commerciali, bensì per esternare
momenti particolari della mia tormentata esistenza.
« Vedere che le mie opere sanno
suscitare, in chi li guarda, sensazioni ed emozioni
che ho provato io, mi ripaga d'ogni mia sofferenza e
fatica.»
Come separarsi dalle sue cose e dalle
sue "creature"?
L'attaccamento per esse e il vivo desiderio
di rendere omaggio a suo padre e al suo paese hanno
fatto nascere in Maria Petrucci un'idea inconsueta,
fare della propria abitazione un Museo d'Arte, inaugurato
nel 1991, mantenendo l'aspetto tipico della casa paesana
in cui sono raccolte circa quaranta sculture e una trentina
di quadri.
Un museo, quindi, vissuto e amorevolmente
curato in cui si può entrare prendendo appuntamento
con la proprietaria (tel. 0765/326248).
Dopo una riposante passeggiata in macchina
o in pullman tra i ridenti e profumati Colli Sabini,
si giunge a Toffia dove, inoltrandosi tra suggestivi
vicoli e piazzette medievali, alcuni cartelli indicatori
condurranno i visitatori al Museo Raniero.
La proprietaria, con squisita cordialità,
li guiderà da un piano all'altro della vecchia
casa, illustrando con semplicità ed entusiasmo,
senza stereotipati atteggiamenti, come le vicende della
sua arte si sono sempre intrecciate con quelle della
sua vita, e come le une hanno vivificato sempre le altre,
dandole la forza di percorrere tenacemente e costantemente
il proprio cammino esistenziale.
L'antica bellezza del paese, l'atmosfera
calma e salubre del luogo e la conoscenza di quest'artista
naif, generosa e forte, renderà la visita al
Museo senz'altro indimenticabile e farà riflettere
sui valori essenziali della vita.
fonti: (27 novembre 1997;Lazio ieri e
oggi)
(11 novembre 1995; Mondo Sabino)
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