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Ho appreso con profondo rammarico che
Amedeo Ravaglia
ha valicato il tempo!
Così sintitola una sua bella poesia che
io ebbi il piacere di leggere, anni fa, nel corso di
una trasmissione radiofonica da me condotta e intitolata
"Musa Reatina.
Era la prima volta che avvicinavo il poeta Ravaglia
e rimasi colpita dalla sensibilità e spiritualità,
dalla semplicità e modestia delluomo che,
imbarazzato e grato, lasciava a me la scelta delle sue
poesie da leggere al pubblico radiofonico.
Nel corso dellintervista seppi che non era reatino,
quantunque si considerasse tale, perché qui aveva
creato la sua famiglia.
Era nato a Lugo di Romagna dove aveva compiuto gli studi
classici e pedagogici.
Fin dalla scuola elementare aveva cominciato a scrivere
versi, incoraggiato dalla sua maestra che lo apprezzava
tanto.
Da giovane, i suoi poeti preferiti divennero Luigi Orsini,
anche lui romagnolo, Pezzani, Corazzini, Pascoli, Gozzano,
preferendo nelletà matura Ungaretti, Quasimodo,
Brecht.
Venuto a Rieti ad insegnare nel Convitto Municipale
Umberto I°, oggi sede della Scuola Media
Leonardo da Vinci, passò poi allinsegnamento
nelle scuole elementari.
Negli anni 1937-39 fece parte con Mariani, Anderlini,
Puglisi e Campanelli del Gruppo Universitario che organizzava
serate culturali presso la sede del Sindacato degli
Artisti e dei Professionisti, situato nel Palazzo Vincentini.
Durante la seconda guerra mondiale fu prigioniero in
Africa e, pur avendo visto i suoi coetanei correre ai
monti e ridere al cielo con la morte acquattata nel
cuore/ e cantare lungo mura ferite per spegnere lurlo
del sangue/
freddi, dormire con la morte/ e pendere
dai rami col capo adagiato alla preghiera/
volare
nellaria, oltre le nebbie, / con le occhiaie vuote
,
lui era ancora qui con i vivi a piangere i morti!
Amante della poesia e della letteratura, rubò,
alla notte e ai passatempi, le ore da dedicare alla
composizione e alla saggistica, pubblicando molte raccolte
liriche (la prima risale al 1959) che gli sono valse
premi nazionali ed internazionali "per il delicato
spirito di fusione che ne determina lanelito al
cielo e laccorato attaccamento allamaro
sale vivificatore della terra; per la sua sensibilità
quasi panica unita ad una sensualità misteriosamente
spiritualizzata con cui compone e cesella i suoi versi"
(2).
È luna piena/ una vena/ sè rotta
nel cielo/ e sgorga sangue sul mare./ Nel silenzio/
londa morta/ accenna a cantare (3).
Sfioro la tua carne/ come le rondini i prati/
greve
mi chino/ e nel tuo caldo fiato/ mabbandono per
risorgere sereno alla vita (4).
Collaboratore di noti periodici locali e nazionali,
ha scritto di teatro, di narrativa, di poetica e per
questa sua intensa attività letteraria ha ricevuto
titoli accademici di notevole risonanza, ma Ravaglia,
quando si presentò alla trasmissione, non mi
parlò di questi suoi successi perché era
una persona schiva di lodi, dubbiosa di ogni manifestazione,
discreta e rispettosa di sé e degli altri.
Nelle poesie rivela, invece, il suo ardore di romagnolo
quando canta la sofferenza o il piacere, la vita o la
morte, la gioia o la noia della vita, rivelando il meglio
della sua anima tormentata da sfibranti contrasti
interiori fino a renderlo esausto ma pronto a trasformarsi
quando lestro sopravviene improvviso a dare corpo
alle parole, alle immagini, ai ritmi dove nascono le
compiute e pure espressioni della creazione poetica.
Così parla di lui Cesare Verani (5), valente
studioso darte, che ha saputo captare i moti dellanimo
di questo poeta con una penetrante analisi.
Non si può vivere senza scegliere;/ e si muore
così, / ogni giorno, senza accorgersi; si muore/
crogiolati nellindecisione,/ sempre più
in bilico / tra violenza e tenerezza
I sogni muoiono
allalba/ labili come veli di una sposa,/ che il
tempo macera e tramuta
( 6).
Molti hanno scritto e scriveranno su Amedeo Ravaglia,
io che ho avuto la fortuna di conoscerlo ed apprezzarlo
come uomo e come poeta, ora che il suo sguardo non folgora
più il vuoto delle sue chimere, desidero dare
aria alla sua voce per ricordare a me e agli altri la
ricchezza interiore di Amedeo che sarà sempre
un amico speciale per chiunque leggerà
la sua poetica.
sono un vaso fragile, pieno/ di armonie e di dolcezze,
una carezza basterebbe/ a spezzarmi per sempre,/ ma
non è bastato il dolore,/ e quando lo strazio
ha sdrucito/ il mio vecchio mantello di sogni,/ lho
rattoppato con un filo di luna,/ cantando (7).
Se Dio non fosse che una catena di monti/ io sarei in
essa la vetta/ che offre al cielo la neve,/ mentre i
colli pregano proni./
Se Dio non fosse che unalba,/ io sarei la più
rossa nube/ ferma sulla sua soglia
Ma Dio è.
Io non sono che un sogno/ lacero nel sonno del nulla
(8).
Antrodoco, dolce paese dei miei anni migliori,/
pietra viva che ti specchi nel mio sangue scorrente/
tra campi e vigne, sei come la cenere che fiorisce volando/
e mai riposa e laria se ne innamora
(9).
Velino, sei lacrima di roccia,/ polla di cielo,
rivolo che scende/ gorgogliando/ al piano
e tu
corri e ti spandi a cercar la terra e i greti
Vai e ti doni/ generosamente/ finché smagrito/
e stanco/ tavvii alla foce
e tu sì
garrulo e gaio,/ sì ampio e solenne,/ ora sei
piccola vena/ che sottile si fa/ di più intenso
amore
(10).
Il ciborio dei rami/ ricama con petali rosa/ i cieli
davorio./
Miracolo del sangue/ che ad ogni misero stecco/ ridona
la luce di un fiore./
Primavera, io prendo comunione/ di te stamane; alla
mia sete damore/ concedi la grazia di un fiore
(11).
Datemi la voce di un poeta/ che canti la vita
il
ritorno alle zolle/ dei padri, fuggendo da lager di
cristallo/ dove un ferro simpugna come una lama
Datemi la voce dun poeta, perché sia lume/
al crocevia dei giorni, e loro diventi/ pane,
e sia bandiera/ alfine il volto dun bambino (12).
Su questo masso darenaria/ che frantuma il mare/
e simperla di conchiglie,/ ho scolpito il mio
nome./ Così quando nessuno/ ricorderà
chio vissi,/ non mi avranno dimenticato/ il mare
e le stelle (13).
Ma nemmeno gli uomini potranno dimenticare Amedeo Ravaglia
perché, come i cantanti nei dischi, egli ha lasciato
nelle poesie la voce della sua anima.
Note
1). A.Ravaglia Ho valicato il tempo in Ho
valicato il tempo, Ed. Lo Specchio, Rieti 1980, p.49.
2). A. Lo Monaco, critico del premio Omnia,
che assegnò a Ravaglia il 3° premio ex-æquo
per la silloge Voci danima.
3). A.Ravaglia Voci danima
in Luna Piena, Ed. Rivista Omnia, Roma 1961, p. 12.
4). Sfioro la tua carne idem,
p.23.
5). Presentazione della raccolta LAltalena,
A. Ravaglia, Ed. Il Velino, Rieti 1976.
6). Come una bella nave idem,
p.9.
7). Aria per la mia voce idem,
pp. 14, 15.
8). Meditazione idem, p. 16.
9). A.Ravaglia Antrodoco in
Sabina in poesia, CRAL Banca Popolare, Rieti 1991, p.19.
10). Al Velino, idem, p. 9.
11). A.Ravaglia Comunione
in Voci danima, Ed. Rivista Omnia, Roma 1961,
p. 20.
12). A.Ravaglia Cantalice
in Sabina in poesia, CRAL Banca Popolare, Rieti 1991,
p. 10.
13). A.Ravaglia Immortalità
in LAltalena, Ed. Il Velino, Rieti 1976, p. 40.
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