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Antonio Canova, nato a Passagno di Treviso
nel 1757 e morto a Venezia nel 1822, è un'artista
che non necessita di presentazione poiché le
sue opere, sparse nei più importanti Musei italiani
e stranieri, sono note a tutti.
Nel Museo Civico di Rieti è custodita
una versione in gesso della scultura della giovane dea
greca,"Ebe", simile al modello che esisteva
a Passagno e a quella in marmo eseguita dallo scultore,
tra il 1816-1817, su commissione della contessa Veronica
Guarini di Forlì, i cui eredi la donarono poi
alla Pinacoteca di quella città.
"Sono con un'altra Ebe, diversa da
tutte le altre in molte sue parti"annunciava Canova
all'architetto francese Quatremère de Quincy,
mentre stava lavorando a questa quarta ed ultima versione
iconografica che, in seguito, fu copiata, ridotta in
bronzo dorato, da altri artisti, affascinati dalla piacevolezza
del soggetto e dalla figura in movimento.
La rappresentazione dell'Ebe in volo costituì,
infatti, una novità che rivoluzionò la
visione dinamica della scultura, perché sorprendeva
lo spettatore da qualsiasi punto l'osservava.
I critici del tempo furono entusiasti
dell'equilibrio che Canova aveva saputo trovare alla
figura, ma non approvarono, nelle prime versioni, la
soluzione di far poggiare i piedi della giovane su una
nuvola, una rappresentazione troppo inverosimile e di
derivazione barocca.
Lo scultore, allora, nella copia conservata
a Rieti e in quella di Forlì, sostituì
la nube con un tronco d'albero, apportando delle varianti
al panneggio dell'abito e ai talloni dell'Ebe.
Inserì, in bronzo dorato, oltre
la coppa e l'anfora, una collana e un nastro che trattiene
i capelli, rendendo più preziosa l'acconciatura,
e, per dare maggiormente il senso della carne, diede
una patina giallastra sulle parti nude e tocchi di rosso
sulle guance e sulle labbra.
Questa policromia fu disapprovata dai
critici parigini, mentre altri obiettarono che anche
il grande scultore dell'antichità, Prassitele,
affidava le sue statue al pittore ateniese, Nicia, perché
le colorasse.
Si sa che i giudizi dei critici sono sempre
contrastanti e spesso discutibili, però resta
il fatto che di fronte all'Ebe non vi è persona
che non provi ammirazione per quella figura muliebre
che sembra attraversata dall'aria, come dimostra il
panneggio della veste leggera, spinta all'indietro,
e che esprime nel corpo e nello sguardo tutta la freschezza
e la bellezza della gioventù.
Antonio Canova fu grande in tutti i generi
della scultura, dalle sculture funebri all'altorilievo,
dal gruppo decorativo al ritratto, ma nelle sue figure
femminili, le Tre Grazie, la Venere, la Maddalena, l'Ebe,
il nudo di Paolina Borghese, fa fremere il marmo per
l'eleganza, la grazia, l'avvenenza e la sensualità
che animano queste sculture.
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