Elsa Boscardini... Poetessa e scrittrice: Un'antologia...
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      Il Menestrello di Rieti: Tonino Ceccarelli


Terra Mia

Dio, non v'è scampo a chi senza gli artigli pronti a ghermire
va per questa valle trasudante perfidia,
ne giustizia alcuna v'è,né pace fra gli umani; né amor
che in cambio mai mercede chieda.
Lunge fra il fango ruzzano gli infanti
senza sapere,
e,gli aggrottati nembi
si contendono i lembi della sera.
Pur cigolando va l'eterna ruota
del tempo e del destino.
Miagolando fugge il soriano
il cesto dei rifiuti
irta la coda;
e torva va
la cieca raltrappita,
il marciapiede striscia delirando...
Ne men ciechi s'en va' che senza luci
con scopi falsi,
miseri e negletti gli uomini vanno incontro a lor rovina tumultuando.
Placida la luna
nasce fra i tetti e corre
fra i camini quasi ghignando;
ed un desio lontano afferra l'alma
nei ricordi arcani
che stillano le lacrime del ciglio.
Vaghi ricordi, Dio,
della materna mia terra ingrata
che negar mi volle
sin la pace dei propri cimiteri:
forse a quest'ora tornano dai campi gli aratri al giogo, e, l'asina protende all'odoroso fieno il suo desire.
Forse a quest'ora ancor lungo le sponde verdeggianti del rio s'eleva il canto infinito
dei grilli e dei ranocchi.
i profumi dei glicini contendono
il primato,dei lauri,
e, gli oleandri incatenano incensi dalle chiese.
Vanno le giovanette risplendenti del loro riso;
timide s'en vanno
come colombe bianche incontro ai cieli.
Ah! Materna mia terra, quale inganno,
quali lusinghe mai, quali certezze, vane mi desti,
ahimé, senza confini! E sconfinata è questa mia negletta
solitudo,
e, giammai forse gli umani l'intenderanno,
ché né intender sanno perché aI meriggio
il sol di loro rida.

Menestrellu

Io scrio lo borghecianu e me ne vanto, so' amicu a 'gni rietinu e so' contentu a guardà 'Elinu nostru me ce 'ncanto pure se fa bufera o tira 'entu.

io de Rieti so' lu menestrullu
ma natu a Grecce... e sembre 'n Banbinillu la 'ncima aspetta mi pe' lu stornellu che rescallallu saccia e p'addormillu.

La rosa

Te lo recordi bella borgheciana quanno te 'inni a fa' la serenata e tu 'niscosta rèto la porziana
buttasti 'jò 'na rosa vellutata?

Ma ècco 'na voce... dècco... 'nnanzi a casa che pare canti a mi: "Fiore de rosa, farau de rose bianche 'imà 'na spasa pe' na borghecianella che se sposa".

Mani


Queste mani scarnificate,
protese, penetrate,
nell'aere di piombo
quali rami d'autunno
spettrali, invocanti
clemenza da un Dio che lontano par solo
rammenti fatale,
I'anelare, I'andare,
il cadere e morir senza pianto,
nè fremito d'ali,
del perenne cangiar le stagioni; queste mani imploranti, imprecanti, trappite, avvizzite, ghermenti lo strazio alla Luna,
lo spazio infinito
a increspati merletti di monti... Queste mani amare d'amore, scolpite nell'ambra, raggianti
nel loro sovrano timore;
ruvide come ruvido ed aspro
è il ceppo marmoreo sgorbiato; grevi come la crosta
vetusta dell'albero antico e tenere, ingenue, pulsanti
come linfa che rinnova
il virgulto alla vita;
atroci come artigli
di bestia... di Madre
ferita nell'alma,
ch'anela fra i campi insanguati, labirinto protervo di pianto,
il pallore del volto del figlio... Queste mani che alcuno
pur volle cesellate
nell'orrido piombo...
ed il Mondo e Universo e Natura che imbionda e rinnova le messi, ne freme, stillando nel cielo sovrano le roride nubi... solo il fato
ne immerge e ne offende
il fulgore, chè il fango
da presso le incalza
ma la pioggia egualmente le terge
e da sempre e per sempre
le monda.


Pellicce e Somari

Bellissima la femmena 'n pelliccia: quanno ne 'edo una 'mpellicciata gni`pilu 'n capu... giuro... me s'arriccia e penzo a la bestiola scortecata:


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