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Recentemente è stato presentato a Terni il 5° catalogo della collana «Conoscere e sapere»
con cui la provincia ternana si propone di valorizzare il grande patrimonio culturale esistente
sul suo territorio, recuperando i cosiddetti "beni minori", che tuttavia testimoniano nell'arte,
nell'architettura, nel folklore, nelle tradizioni, nelle pratiche religiose i segni della civiltà
e della storia di un popolo.
lo storico Domenico Cialfi, appassionato studioso di storia locale, ha dedicato il catalogo di quest'anno
al noto pittore, reatino di nascita ma romano per formazione artistica, Arduino Angelucci,
di cui ha presentato il fregio figurativo che l'artista aveva realizzato,
tra il 1936-38, nel salone d'onore del palazzo del governo di Terni, situato in piazza tacito.
Quest'opera di Arduino Angelucci, essendo andata distrutta durante l'ultima guerra, sarebbe stata
dimenticata se la paziente ricerca dello studioso Cialfi non avesse condotto al ritrovamento
di alcuni documenti, fotografie e cartoni originali relativi ad essa, con i quali è stato
possibile ricostruirne la completa visione.
I bozzetti, eseguiti in grandezza reale con la tecnica a mina e carboncino, erano stati richiesti all'artista, nel 1936,
dal commissario governativo, il quale intendeva dotare, l'aristocratico palazzo del governo,
costruito su progetto dell'architetto Cesare Bazzani, di un elegante salone da destinare
ai ricevimenti ufficiali e alle cerimonie più solenni.
Il commissario aveva deciso di affidarne la decorazione ad Angelucci perché sapeva
che l'artista aveva già effettuato opere di pittura murale e che,
in quello stesso periodo, lavorava agli affreschi dell'Aula magna dell'università di palermo.
per realizzare il fregio, il pittore - come lui stesso ha scritto nelle sue memorie - trasse ispirazione
per i suoi motivi figurativi dal carattere industriale della città di terni, dalla spiritualità e dalla grande tradizione artistica
della regione umbra, dall'attività agricola.
I bozzetti preparatori mostrano che la decorazione era tutta in orizzontale e si sviluppava su
una superficie di mq. 63,83; i temi e i soggetti trattati sono descritti dall'autore stesso.
Una scena agreste con i suoi riti inizia la mia raffigurazione, scene di vita operaia illustrano il
lavoro nel clima pesante della fabbrica, dalla produzione bellica, attraverso i grandi impianti delle acciaierie e della
fabbrica di armi, ho derivato un episodio di uomini in armi. Il misticismo francescano che illumina di sé
tutta l'Umbria, prima che il mondo, mi ha indicato il contorno delle creature insieme alla grazia della scuola umbra riassunta
nella bottega rinascimentale e mi ha ricordato la sublime monumentalità di quelle cattedrali che fanno
ancora più illustre questa zona.
La realizzazione di questo fregio segnò per Angelucci un passaggio importante per il suo percorso artistico in
quanto poté sperimentare nel corso dei lavori una maggiore densità cromatica dovuta alla tecnica della tempera
che gli consentì una più insistente ricerca pittorica rispetto a quella dell'affresco.
Nelle sue composizioni - ha affermato il critico Maria Accascina - le figure e le cose si dispongono negli spazi
con ordine naturale ritmico e classico, l'elemento architettonico entra nella composizione nel momento più adatto e nella misura
misura più consona.
Pier Luigi Mariani che ebbe la possibilità di ammirare il fregio e altre opere del pittore reatino, scrisse che le figure,
i volti, i paesaggi rappresentati da Arduino Angelucci testimoniano il suo amore e la sua predilezione per
il paese nostrano e la sua gente, i suoi fanciulli estatici, le sue donne caste, riservate che infondono
un senso di rispetto, donne semplici della nostra terra custodi delle antiche virtù.
Del resto anche l'artista era una persona riservata e semplice, che credeva nel suo lavoro e, fino all'ultimo,
s'impegnò seriamente a ricercare forme ed espressioni pittoriche nuove, non per moda bensì per l'innato bisogno
di conoscere e acquisire sempre più una maggiore padronanza dei mezzi espressivi.
Grazie al catalogo, pubblicato per l'occasione, sarà possibile attraverso i testi e le belle immagini che rappresentano
l'intero salone decorato, i singoli bozzetti, i particolari dei corpi, delle anatomie e dei volti raffigurati,
conoscere un'altra importante opera di Angelucci.
Questo meritato tributo al pittore reatino avrà dato senz'altro grande piacere ai suoi familiari ma riempie
di orgoglio tutti coloro che stimano questo artista e quanti amano l'arte perché la provincia di Terni non ha
dimenticato nè l'opera, anche se andata distrutta, né l'autore che ha voluto dare anche a questa città un segno
della sua creatività.
(E. Boscardini)
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