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Nel 1234 i monaci Cistercensi che vivevano nel convento di S. Matteo di Montecchio ottennero dal Papa di potersi spostare a S. Pastore; sappiamo da documenti che già prima, almeno da 5 secoli, in questa località dovette sorgere una chiesa, visto che troviamo citata una chiesa di S. Pastore in Quinto (nome che ricorda l'antica denominazione di Contigliano: Quintilianum) in documenti dell'Abbazia di Farfa dell'anno 794 . La leggenda vuole che gli stessi reatini avessero chiesto a S. Bernardo di fondare un monastero nella zona. Fu incaricato S. Balduino, discepolo dello stesso S. Bernardo; in ogni caso la fondazione deve risalire alla prima metà del XII sec. I monaci di S. Matteo chiesero di potersi spostare a causa dell'aria malsana dal loro precedente convento, mentre questo colle era lontano dalle nebbie e dagli acquitrini. Nulla sappiamo sul luogo nel quale sorgeva S. Matteo detto di Montecchio o de Insula, visto che non si è ritrovata alcuna traccia degli edifici. L'importanza di questo sito non può essere compresa se non s'inquadra l'importanza dell'ordine dei Cistercensi. |
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I C. nascono nel 1098 in Francia, sono monaci benedettini, vengono spesso detti "monaci bianchi" perché indossavano un saio bianco; nel 1119 ottennero l'approvazione papale. Si caratterizzarono per un ritorno alle regole dettate da S. Benedetto; la loro era una ricerca di semplicità di vita in cui veniva data molta importanza al lavoro manuale rispetto a quello intellettuale. Ben presto i C. si diffusero in tutta Europa, ciò accadde grazie a uno dei personaggi più illustri del XII sec.: S. Bernardo, monaco entrato nell'ordine cistercense nel 1113, rampollo di una delle famiglie nobili più importanti della Francia, padrona di mezza Borgogna, uomo di altissima cultura soprattutto classica, uno dei personaggi più influenti e potenti del suo secolo; egli in effetti fu consigliere dei re di Francia e di numerosi papi, tra cui soprattutto Eugenio III (papa dal 1150), legatissimo a S. Bernardo. Grazie all'energica personalità di S. Bernardo i C. si diffusero in tutta Europa, arrivando ad avere circa duemila abbazie dipendenti in tutta Europa, dalla Svezia alla Sicilia, dalla Polonia alla Spagna. Si trattava di un ordine potentissimo, il più influente del XII e della prima metà del XIII secolo. Nella sola Italia ebbero 80 abbazie dipendenti. L'Italia fu il primo paese europeo in cui si diffusero dalla la Francia dove l'ordine ebbe origine. Per poter governare un così gran numero di abbazie i C. si diedero una struttura rigidamente gerarchica, dunque le case madri della Francia continuavano ad esercitare uno stretto controllo sulle filiazioni. Si pensi che ogni anno gli abati di tutte le abbazie C. avevano l'obbligo di recarsi alla casa madre di Cîteaux in Francia per riunirsi in un capitolo generale, nell'Europa medievale gli spostamenti non erano facili come oggi! Infatti sappiamo da documenti conservati in Francia che per due volte, nel 1225 e nel 1264, l'abbate di S. Pastore non si recò al capitolo generale in Francia, e venne punito dai superiori con l'imposizione di restare a pane ed acqua finché non si fosse recato a Cîteaux. I C. oltre che una potenza spirituale e politica divennero ben presto anche una potenza economica, in effetti essi attuavano un razionale sfruttamento intensivo dei campi, visto che ad ogni monaco si affidava una parte dei possedimenti dell'abbazia che dovevano essere fatti fruttare al meglio. Insomma ogni Abbazia C. somigliava un poco a una moderna impresa, i tempi di lavoro venivano ottimizzati. L'organizzazione razionale del lavoro fu favorita dalla presenza tra i monaci C. dei Conversi che erano dei monaci esclusivamente addetti al lavoro, che abitavano all'interno delle abbazie, ma in luoghi separati rispetto agli altri monaci. Sappiamo di sicuro che i conversi furono presenti anche in S. Pastore, perché una lapide del 1255 li cita, lapide purtroppo trafugata. Ciò dovette accadere anche a S. Pastore nonostante non si conosca l'esatta entità dei possedimenti dell'abbazia perché sono andati persi nel corso dei secoli gli archivi del monastero, ma certamente i possedimenti furono molti, di sicuro questo declivio. Non si dimentichi che i monaci C. fecero divenire ricche anche le zone circostanti i monasteri, perché i monaci si adoperavano per il disboscamento ed il prosciugamento di paludi e la riduzione di quelle zone a coltivato. Inoltre vi fu un'organizzazione del lavoro mirata a dimezzare i tempi, e lo studio di nuove tecnologie che miglioravano l'efficienza, tanto che la rivoluzione apportata dalle tecnologie studiate e messe a punto dai C., nel lavoro dei campi e nell'edilizia, è stata paragonata ai moderni compiuters. L'ordine cistercense fu di estrema importanza anche per l'arte, in particolare per l'architettura, innanzi tutto perché contribuirono alla diffusione del gotico che nasceva in Francia nel XII secolo, portandolo in tutta Europa, certo si tratta di un gotico "semplificato" quello dei cistercensi, che non ha nulla a che vedere con quello ricco, complesso nelle piante degli edifici, il gotico delle grandi vetrate, insomma il gotico delle grandi cattedrali del nord della Francia e quello propagandato dai cluniacensi (l'altro importantissimo ordine monastico benedettino). Quello dei C. è un gotico privo di qualsiasi sfoggio di ricchezza nell'arte. Non a caso i C. sono stati definiti i "missionari del gotico". In Italia nel XII sec. elementi gotici si conoscono solo grazie ai C., nel centro-sud grazie ad un'importante Abbazia c. come quella di Fossanova (Lazio) iniziata nel 1187. In realtà i tentativi più coerenti in direzione del gotico si ebbero con la diffusione dei francescani e dei domenicani, in particolare con la costruzione della Basilica di S. Francesco in Assisi (iniziata nel 1228). Altro motivo per cui i C. furono di estrema importanza per la storia dell'arte è che, per la prima volta, un ordine religioso si diede una serie di regole precise volte a codificare il rapporto tra idee religiose ed arte. Come vedremo queste regole sono rispettate anche in S. Pastore. Innanzi tutto i monasteri c. vennero costruiti in tutta Europa simili l'uno all'altro, spesso le loro piante sono sovrapponibili, tanto che qualche storico dell'architettura ha parlato di prefabbricati, in realtà tali abbazie furono fondate in tutta Europa da artefici (architetti, ecc.) formati nelle case madri di Borgogna e addestrati a far riprodurre il modello di abbazia cistercense anche in condizioni molto diverse e tenendo conto di esse. Ciò è tanto più importante visto che i precedenti ordini monastici lasciavano assolutamente libera la disposizione degli edifici. Anche in S. Pastore viene rispettata questa pianta ideale. Tra le regole principali vanno ricordate: S. Bernardo condannava il lusso delle chiese come furto ai poveri, voleva chiese prive di decorazioni, sia dipinte che scolpite, esaltava le pareti nude. Gli architetti che dovevano costruire un'abbazia cistercense usavano sempre lo stesso procedimento operativo, che si trovassero in Sicilia o in Svezia, gettavano le fondamenta complessive del monastero, prima si costruivano solo quegli edifici che consentissero un primo insediamento, poi il resto dell'abbazia veniva completato con il passare degli anni, anche dopo molto tempo. I primi edifici ad essere costruiti erano la chiesa, il dormitorio, l'aula capitolare. Le abbazie c. dovevano essere poste in luoghi isolati, come in S. Pastore Dovevano essere circondate da un muro all'interno del quale vi doveva essere tutto ciò che poteva rendere autonoma la vita dei monaci, come in S. Pastore. |
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Ottenuto nel 1234 il permesso di spostarsi in S. Pastore i monaci di S. Matteo riedificarono completamente il monastero, tant'è che non si trovano tracce delle precedenti costruzioni. Nel 1255 si poneva la prima pietra dell'edificazione, come ricordava una lapide nel chiostro, ora trafugata. Nel 1264 almeno una parte del monastero doveva essere completa visto che nell'abbazia venivano celebrati festeggiamenti per l'anniversario del Santo titolare, S. Pastore appunto. Dunque in soli 10 anni una buona parte del complesso era edificata. Sempre da un documento sappiamo che il dormitorio venne edificato nel 1283. L'Abbazia fu molto prospera dal punto di vista economico, i suoi possedimenti furono molto estesi, anche se non si possono elencare con certezza dato che tutto l'archivio dell'Abbazia è andato perduto nel corso dei secoli. Di sicuro comunque dovette possedere il colle su cui si erige il monastero; i monaci curavano una chiesa nei pressi di Leonessa; sappiamo inoltre che l'Abbazia possedeva una chiesa in Rieti con annesso un ospizio. L'importanza dell'Abbazia si coglie anche dai rapporti intercorsi con il Comune di Rieti, per il quale più di un monaco ricoprì la carica di tesoriere. Inoltre l'Abbazia appoggiava il comune in caso di guerra, ad esempio durante la guerra nel 1383 tra il Comune di Rieti ed i nobili Orsini, che tenevano Narni, per il possesso di Rocca Alatri (oggi non più esistente, ma che sorgeva tra l'abbazia e Greccio). Le truppe reatine stanziarono nell'abbazia e furono dai monaci nutrite. Il secolo d'oro dell'abbazia fu il 1300 quando fu potente e ricca; in seguito iniziò il decadimento. Le cause di tale impoverimento possono essere state molteplici: scorrerie di bande di mercenari che devastavano i raccolti nei campi, ma più probabilmente furono anche ragioni di ordine più generale. Ormai nel 1300 erano i cosiddetti ordini mendicanti (francescani e domenicani) ad assumere maggior peso nella società, ovunque i Benedettini, quindi anche i cistercensi perdevano di forza. Per rimediare allo stato di decadenza dell'abbazia essa venne concessa dall'autorità ecclesiastica in commenda. La commenda era un istituto per cui le abbazie erano date in gestione ad un ecclesiastico o ad un laico, che comunque non erano obbligati alla vita monastica, che potevano anche non risiedere nell'abbazia e che ricevevano i proventi del lavoro dei monaci e ad essi lasciavano il necessario per vivere. Spesso la commenda fu per le abbazie che la subirono l'inizio della decadenza perché i commendatari vendevano i beni delle abbazie. La prima notizia di una commenda in S. Pastore si ha nel 1428. Il primo abate commendatario fu l'arcivescovo di Reggio Calabria Gaspare Colonna della potente famiglia di nobili romani. La commenda durò fino alla fine del 1700. Abati commendatari particolarmente importanti furono: Silvestro Nobili di Labro della famiglia che più tardi si unì ai Vitelleschi e che a tutt'oggi detiene ancora il castello di Labro. Egli tenne l'abbazia alla fine del 1400 (dal 1456 al 1479), rinverdendo il patrimonio del monastero, fece riedificare la cinta muraria dell'abbazia; Agostino Spinola, importante famiglia nobile di Savona, abate dal 1518 al 1537, che fece costruire bellissimi appartamenti. Lo Spinola fu l'ultimo abate ad avere reale interesse nell'abbazia e con la sua morte iniziò una decadenza inarrestabile e probabilmente i monaci cistercensi che vi erano ancora abbandonarono il monastero propio nel 1537. Forse vi furono dei tentativi da parte dei monaci cistercensi di tornare in S. Pastore; ciò che è certo è che dal 1561 essi non furono mai più citati nei documenti relativi all'abbazia, dunque l'avevano da allora abbandonata. Così l'abbazia fu abbandonata fino al 1580, quando con un breve di Gregorio XIII l'abbazia venne assegnata ai Canonici Regolari. Questi nel 1638 fecero rifare il chiostro come si leggeva in un iscrizione trafugata e tennero l'abbazia fino al 1801, anche se negli ultimi anni vi risiedevano solo tre canonici e alla fine uno solo, dunque la decadenza era grande. Dopo il 1801 l'abbazia fu di nuovo abbandonata fino al 1814 quando venne ridata in commenda a Monsignor Francesco Tiberi di Contigliano (arcivescovo di Atene), ma la decadenza era ormai assoluta gli abati commendatari dovevano solo riparare ai debiti dell'abbazia. Nel 1834 il monastero e i suoi possedimenti furono comprati dai marchesi Potenziani dalla Camera Apostolica, l'abbandono fu totale e si perpetrarono ruberie di tutti i generi. |
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